Rottamazione Cartelle Equitalia: il punto della situazione

By Mar 17, 2017
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L’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 2 dell’8 marzo 2017 ha fornito interessanti chiarimenti sulla procedura di definizione dei carichi affidati all’Agente della riscossione dal 2000 al 2016.

Introdotta dall'art.6 del D.L. 193/2016 collegato alla Legge di Bilancio 2017, la norma offre ai contribuenti la possibilità di estinguere i propri debiti iscritti a ruolo mediante il pagamento di capitale e interessi (più aggio e spese per le procedure esecutive e per la notifica), senza versare sanzioni e interessi di mora.

Quando si può definire

La richiesta di definizione agevolata può essere presentata entro il 31 marzo 2017 (ma è probabile una proroga al 21 aprile 2017) con riferimento ai carichi che risultano affidati all'Agente della riscossione nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2016.

In merito l’Agente della riscossione ha già provveduto entro il 28 febbraio 2017 a comunicare al debitore tramite posta ordinaria l’esistenza di ruoli a suo carico affidati entro il 31 dicembre 2016 (al netto degli eventuali pagamenti già effettuati e degli eventuali sgravi) anche se, entro lo stesso termine, non è stata notificata la relativa cartella di pagamento.

Il contribuente riceverà entro il 31 maggio 2017 (probabilmente prorogato di 15 giorni) la risposta dall'Agente di riscossione contenente l'ammontare complessivo da pagare e l'eventuale suddivisione in rate.

Cosa si può definire

Il debitore ha la possibilità di definire in maniera agevolata anche singoli carichi iscritti a ruolo, non essendo obbligato a definirli tutti. In particolare per “carico” si intende una singola partita di ruolo, ovvero l'insieme delle singole voci (tributo, sanzioni, interessi, ecc.) relative ad uno specifico debito del contribuente, partita che ai fini della rottamazione non può essere frazionata.

Per i carichi affidati sulla base di avvisi di accertamento esecutivo valgono gli stessi principi riferiti alla riscossione mediante ruolo, in quanto, ai sensi della lettera g) del comma 1 dell’art. 29 del Decreto Legge n. 78 del 2010, le norme relative al ruolo e alla cartella di pagamento sono estese, quando non diversamente previsto, alla riscossione coattiva da accertamento esecutivo.

Con il termine “affidati”, è chiaro che il legislatore intende riferirsi a quei carichi che sono stati trasmessi all’Agente della riscossione e, quindi, usciti dalla disponibilità dell’Ente creditore.

Carichi costituiti solo da sanzioni

Esistono carichi in cui sono comprese solo somme dovute a titolo di sanzione e non comprendono anche le somme a titolo di capitale e interessi. Come si evince dalla circolare, il legislatore ha voluto comprendere nell’ambito della definizione agevolata anche tali carichi. In questa ipotesi, per poterne beneficiare, il debitore è tenuto al pagamento degli oneri di riscossione spettanti all’Agente. Nei casi residuali in cui non risultasse dovuto alcun importo nemmeno all’Agente della riscossione, il debitore, per avvalersi efficacemente della definizione, deve comunque presentare entro la scadenza la dichiarazione di adesione.

Cosa NON si può definire

La norma prevede un elenco dove vengono indicati i carichi per i quali non è possibile la definizione agevolata (comma 10, articolo 6 del decreto 193/2016).

Sebbene non espressamente annoverati tra quelli non rottamabili, devono ritenersi tali anche i carichi emessi per il recupero di crediti tributari sorti in uno Stato membro dell'Ue, in uno Stato estero aderente alla Convenzione Ocse/CoE o in uno Stato estero con cui l'Italia ha stipulato una convenzione bilaterale in materia di assistenza alla riscossione.

Tra i carichi esclusi vi sono anche quelli che recano le sanzioni amministrative non tributarie. L'Agenzia precisa che devono ritenersi non tributarie e, quindi, non definibili:
"le sanzioni amministrative che non rientrano nell'alveo della giurisdizione tributaria (ad esempio, quelle relative all'impiego di lavoratori subordinati senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro privato e quelle irrogate nei confronti dei soggetti pubblici o privati che abbiano irregolarmente conferito incarichi a dipendenti pubblici)."

Come si può definire

La definizione agevolata si perfeziona con il pagamento integrale e tempestivo delle somme dovute.

Nella ipotesi di mancato, insufficiente o tardivo pagamento dell'importo dovuto, la definizione agevolata non si realizza, riprendono a decorrere i termini di prescrizione e decadenza, e prosegue l'attività di riscossione senza la possibilità di rateizzare il pagamento del debito.

Gli eventuali versamenti effettuati, pur non producendo l'estinzione totale del debito, sono comunque acquisiti a titolo di acconto degli importi compresi nel carico.

Come definire in presenza di dilazioni di pagamento

È consentito dalla legge rottamare anche i debiti per i quali, alla data di entrata in vigore del D.L. 193/2016 (24 ottobre 2016), fosse già in corso una rateizzazione, a condizione che risultino adempiuti tutti i versamenti con scadenza dal 1° ottobre al 31 dicembre 2016.

Dopo la presentazione della dichiarazione di adesione, le rate con scadenza successiva al 31 dicembre 2016 sono sospese fino al 31 luglio 2017.

Quindi al 31 luglio 2017 si possono avere le seguenti situazioni:

  • se è stata pagata correttamente la prima o unica rata relativa alla definizione agevolata, la dilazione accordata in precedenza è automaticamente revocata;
  • se non è stata correttamente pagata la prima o unica rata della definizione agevolata, la definizione è inefficace, il debito non può essere oggetto di un nuovo provvedimento di rateizzazione da parte dell'agente della riscossione, ma il debitore potrà riprendere (entro il 31 luglio) i versamenti relativi alla precedente dilazione.

In caso di mancato, insufficiente o tardivo pagamento di una delle rate successive alla prima:

  • la definizione agevolata diventa inefficace e il debito non può più essere oggetto di un nuovo provvedimento di rateizzazione da parte dell'agente della riscossione;
  • il debitore non può neppure riprendere i versamenti relativi alla precedente dilazione che, a causa del versamento della prima rata della definizione agevolata, è stata automaticamente revocata.

Carichi oggetto di giudizio

Possono essere oggetto della definizione anche i carichi per i quali sia in corso un giudizio rispetto ai quali il debitore, presentando la dichiarazione di adesione alla definizione, assume l'impegno a rinunciare allo stesso.

Da punto di vista sostanziale rileva il perfezionamento della definizione che determina, rispetto ai giudizi in corso, la cessazione della materia del contendere (qualora il carico definito riguardi l'intera pretesa oggetto di controversia), con conseguente estinzione del giudizio.

Gli effetti del perfezionamento della definizione agevolata prevalgono inoltre sugli effetti della pronuncia giurisdizionale eventualmente già emessa.

L'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere si determina anche se il debitore non assume formalmente l'impegno a rinunciare al giudizio nella dichiarazione di adesione alla definizione, a condizione, però, che provveda al pagamento di quanto necessario ai fini del perfezionamento della stessa.

Qualora la definizione agevolata abbia riguardato solo per una parte del debito del contribuente, persiste per il residuo l'interesse alla decisione nel merito della lite.

Non è prevista alcuna sospensione dei termini processuali, di conseguenza potrebbe verificarsi che venga emessa una pronuncia esecutiva prima della presentazione della dichiarazione di adesione alla definizione agevolata o nel periodo intercorrente tra la presentazione della dichiarazione e il perfezionamento della definizione.

Con sentenza favorevole al contribuente, il comma 2 dell’art. 68 del d.lgs. n. 546 del 1992 prevede che:

  • Se il ricorso viene accolto, il tributo corrisposto in eccedenza rispetto a quanto statuito dalla sentenza della commissione tributaria provinciale, con i relativi interessi previsti dalle leggi fiscali, deve essere rimborsato d’ufficio entro novanta giorni dalla notificazione della sentenza”.


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Fonte: IlSole24Ore
, EDotto.com, Equitalia

 

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