IRAP: rimborso per il professionista che occupa un solo dipendente

By Mag 13, 2016
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Con la sentenza n. 9451/2016 la Corte di Cassazione torna ad occuparsi di IRAP e sussistenza dell’autonoma organizzazione.

La sentenza nasce dal caso di un professionista  con un solo dipendente con mansioni di segretario e che si avvale di beni strumentali minimi.

Secondo il parere dell'Agenzia delle Entrate, la presenza di un dipendente e di beni strumentali rappresentano presupposto di autonoma organizzazione, requisito necessario ai fini dell’IRAP.

Diversa la prospettiva della Commissione Tributaria della Regione Campania, che chiede di riconoscere al professionista il diritto al rimborso dell’IRAP versata per gli anni dal 2000 al 2004, rigettando l’appello dell’Agenzia delle Entrate, avendo rilevato che nello svolgimento dell’attività professionale il contribuente si avvale “solo di un lavoratore dipendente con mansioni di segretario e di beni strumentali minimi”.
Questa presenza minimale di strumenti e di collaborazione non costituisce, secondo la CTR, autonoma organizzazione ai sensi dell’art. 2 del D.Lgs. n. 446/97.

L'Agenzia delle Entrate decide di ricorrere in Cassazione, considerato che vi sono diverse sentenze della Cassazione secondo le quali il requisito di autonoma organizzazione sussiste anche in presenza di un solo dipendente, anche se part-time ovvero addetto a mansioni generiche.

L’ultima sentenza della Cassazione segue una strada differente secondo la quale per verificare la sussistenza del presupposto venga accertata l’attitudine del lavoro svolto dal dipendente a potenziare l’attività produttiva


La Suprema Corte, pertanto, respinge il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate e richiama il principio secondo il quale si parla di autonoma organizzazione in caso di esistenza di uno o più elementi suscettibili di combinarsi con il lavoro dell’interessato, potenziandone le possibilità, un insieme di fattori tale da porre il professionista in una condizione più favorevole di quella in cui si sarebbe trovato senza di esso.

La Corte di Cassazione sottolinea , quindi, che perché vi sia autonoma organizzazione, le attività esercitate dal collaboratore non occasionale devono fornire un apporto significativo e devono combinarsi con quello che è il proprium della specifica professionalità espressa nell’attività esercitata.

Fonte: pmi.it



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Mag 13, 2016
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